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Diavoli della bassa modenese: io bambino zero

Diavoli della bassa modenese: io bambino zero

A rischio relazioni e l’incolumità fisica

Questa la motivazione alla base dell’allontanamento dei bambini che vivevano nel bosco con i genitori.

E’ di pochi giorni fa la notizia che una coppia con i propri figli sceglie di stabilirsi nel bosco vivendo al massimo della propria libertà e questo immediatamente diventa un caso per i servizi sociali: succede che i bambini siano allontanati dalla propria famiglia ricordando alla opinione pubblica che il sistema agisce dove è più facile essere forti con i deboli e invece in quelle situazioni in cui sarebbe necessaria maggiore coercizione, lucidità e azione si rimane ai margini, ignorando.

Ma qual è la concezione di protezione dei minori presente in Italia?

Questa la domanda che ci ha dato lo spunto per raccontare e approfondire il caso di malagiustizia Diavoli della bassa modenese, un caso di cronaca complesso che spesso è stato raccontato per frammenti; lo faremo anche noi, lo racconteremo in diverse puntate, poiché è fondamentale esplorare ogni singolo aspetto, ogni singola sfumatura.

Il caso dei Diavoli della Bassa rappresenta una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica italiana profondamente mettendo in evidenza gravi lacune nel sistema giudiziario del nostro paese. Questa vicenda ha inizio degli anni ’90, quando un gruppo di cittadini di un piccolo paese della Bassa Modenese fu ingiustamente accusato di appartenere a una setta satanica responsabile di abusi su minori. Le accuse, basate su testimonianze poco credibili e spesso contraddittorie, portarono a processi lunghi e dolorosi che distrussero la vita degli imputati.

La storia Diavoli della Bassa rappresenta emblematicamente un sistema che, in alcune occasioni, si affida eccessivamente a prove inconsistenti, lasciando che pregiudizi e paure sociali distorcano la verità. Molti degli accusati furono assolti solo dopo anni di battaglie legali, ma il danno alle loro vite personali e professionali era già stato inflitto.

Il nostro punto di partenza è stato l’ascolto di Veleno, un’inchiesta giornalistica in sette puntate realizzata da Alessia Rafanelli e Pablo Trincia e pubblicata su “La Repubblica”, che partendo dalle testimonianze e dagli atti dell’epoca,è andata ad incrinare certezze e versioni ufficiali sui fatti accaduti tra il 1997 e il 1998, quando a Mirandola e Massa Finalese, dopo la denuncia di un bambino, gli inquirenti sospettano l’esistenza di una setta satanica nella zona, che avrebbe coinvolto bambini e bambine. Le indagini fanno si che si allontanino almeno sedici minori dalle proprie famiglie e siano poi dati in affidamento. Le accuse vengono smentite in seguito dal tribunale e si ipotizzano essere state un “falso ricordo collettivo” dei ragazzini, dovuto agli interrogatori.

Diavoli della bassa modenese: io bambino zero

Questa nostra intervista è un approfondimento attraverso il racconto – testimonianza di Antonella Diegoli presidente di FederVita Emilia Romagna. Con lei ripercorriamo dall’inizio la vicenda, anche attraverso le pagine di “Io, Bambino Zero”, il libro che invita a rileggere il caso Diavoli della bassa modenese con occhi nuovi: meno rumore, più prove, più umanità verso chi ha vissuto quegli anni. Antonella Diegoli ci accompagna dentro le vicende e ci racconta perché questo libro testimonianza conta oggi.

Diavoli della bassa modenese: ciò che sappiamo e ciò che crediamo di sapere

Antonella Diegoli all’epoca dei fatti di Diavoli della bassa modenese abita a Finale Emilia, una comunità piccola: la bassa modenese, prima di questi eventi è una placida zona di provincia, dove tutti, all’interno del paese Finale Emilia, si conoscono. Qui come in ogni piccolo luogo di provincia le persone si incontrano al mercato, alle feste patronali e si chiamano per nome.

Tra la metà e la fine degli anni ’90 iniziano i primi interventi dei servizi sociali su alcune famiglie considerate “fragili”. Antonella è insegnante nel proprio Comune alla scuola primaria e dell’infanzia in tante classi e le è capitato spesso di interfacciarsi con i servizi sociali, e ciò accade a lei come ad altri colleghi. Le motivazioni alla base degli interventi possono essere disagio sociale, famiglie in difficoltà economica, situazioni di handicap. Con la maggior parte degli operatori c’è rispetto profondo sia per le famiglie che per il lavoro degli insegnanti. Ma questo non avviene sempre. Accade che alcuni non osservino lo stesso rispetto, una dinamica abbastanza normale fino a quando non viene promulgata la Legge Turco (2000) e queste cose cominciano a cambiare.

Io bambino zero

La storia che stiamo raccontando ha inizio nell’anno 1997 quando un bambino, poi conosciuto come “bambino zero”, comincia a raccontare storie di abusi e riti satanici; il bambino apparteneva sicuramente ad una famiglia in difficoltà e tutti lo sapevano: erano stati sfrattati e il bambino era stato affidato ad una comunità non potendo dormire in macchina con i genitori e i fratelli.

Continua.

Ci occupiamo di cold case e malagiustizia qui

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