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Fiori calpestati, dei gay esibiti e delle donne a tarda notte!

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Scritto da Cinzia Silvestri

È domenica mattina presto. Non lo so ancora chi ha vinto Sanremo. Intuisco sia una spregevole forma di snobismo per molta gente non seguire il Festival, per me dura troppo, come orari e giornate, se ne parla troppo e spesso a vanvera. Provocazioni, scandali: è più porno Fedez o il distruggi rose Blanco? E l’incursione di Villa Arzilla vi è parsa davvero una gran performance, tra stecche e flessioni a terra? Salvo Morandi, la sua umiltà lo ha reso meno pesce fuor d’acqua di quel che era.

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Il vero Festival lo ha mostrato Blob, nella sua essenza. Nelle vie principali di Sanremo, in quel corollario di mondo musicale anche nostrano che va nella città dei fiori e si illude di essere sul palco dell’Ariston. Bastano poche sequenze per capire l’essenza della kermesse, individuare chi c’è in prima fila a teatro, chi si fa fotografare sul palco a telecamere spente. Chi si selfizza con i cosplay canterini, chi chiede autografi a chi cantando al microfono ha ucciso Battiato. Poi ci sono le perle di saggezza e di livello artistico, credo che fortunatamente nel troppo spazio non abbia trovato spazio l’aquila di Ligonchio. Bisogna essere signore dentro per non essere volgari e lei ahinoi signora come la collega Ornella non lo è. Ho colto provocazioni, esagerazioni il più delle volte senza un fine artistico: era il trito e ritrito purché se ne parli. Lo tollero ma non me ne curo, avendo presente che anche qui il gioco è mosso dalla politica, l’ho scritto anche a chi sui social ha avuto parole di schifo verso Fedez il sodomizzatore (o sodomizzato?) in fascia oraria non protetta. Si decide tra viale Mazzini e Montecitorio quello schifìo lì.

Tutti i partiti si spartiscono i canali della tv di Stato e tutti sono accontentati.

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Se poi accade qualcosa di scandaloso, ecco pronto il comunicato stampa con richiesta di spiegazioni, scritto su un rotolo mille piani di morbidezza e al profumo di camomilla. Gli artisti sono spesso fuori dalle righe, del pentagramma, di un foglio e di una tela, di un palco (vedi Blanco). Spesso disinibiti perché benzinati da alcool e droga, che tirano fuori il meglio ma più spesso il peggio dell’essere umani e disumani.
C’è chi ha visto nel Festival Sodoma e Gomorra: l’arte è anche provocazione, ma per considerarla arte occorre spessore in chi la fa e in chi la osserva, l’ammira, la studia, la sperimenta. Se lo spettatore non apprezza, di chi è la colpa? Io più che oltraggiosa provocazione ho colto parecchia pochezza creativa, furbate varie anche nei monologhi delle vallette ospiti.
Il Comune di Sanremo adesso si trova tra le mani un carrozzone enorme, fatto apposta per chiedere uno spazio maggiore e dedicato, perché l’Ariston non basta più e neanche la città è più sufficiente. Il giochino del Festival canoro piace a chi muove tutti i fili e ha chiesto un Palazzetto. Immagino le difficoltà, e sorrido. A Milano tutto è pronto, vorrebbero fare una sorta di Eurofestival: Sanremo detiene il nome, ma sarà sufficiente per dettar legge? Ne dubito, anche se c’è il Presidente della Regione Liguria in platea. Ma occupiamoci di frivolezze.
Mi sono garbati gli abiti di scena di Giorgia ed Elodie, la magrezza aiuta ma non rende più belle se non c’e temperamento.

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Fanno più audience i finti gay delle donne, ma certe esibizioni non aiutano di certo la causa Lgbt, alle donne senza figli invece si dà spazio nell’orario dedicato ai filmini hard e soprattutto zero posti nel podio. Ma non è maschilismo gente, è business.
Beh, vado a godermi alla finestra l’alba della Contea.
C’è chi critica la chioma effetto umido di Anna Oxa, purtroppo cantante solo da Festival ma in realtà una brava interprete che se la tira un po’ poino. Ai critici auguro le acconciature tre-ppeli dei Cugini di Campagna, che ni par d’esse, e le giacche uozz emerican boi di Amadeus. Che per leggere il messaggio di Zelensky avrebbe dovuto ispirarsi alle annunciatrici di una volta: signori e signore, buonanotte.

ps: Sergio Endrigo quest’anno avrebbe compiuto 90 anni, a Sanremo e non solo lì ha portato ottima musica. Al Direttore artistico non glien’è potuto frega’ de meno.

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