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Tra musica elettronica e Sax: l’intervista a FOGG

FOGG
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Scritto da Elena Barbati

Lo scorso Sabato 18 Febbraio il palco del Cage Theatre di Livorno ha visto protagonisti Erio e, in apertura, FOGG. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui in seguito al live, per capire meglio in che direzione andrà prossimamente la sua musica, così liquida e mutevole.

FOGG è musica liquida, mutevole, trasparente, che non ha paura di adattarsi al recipiente, cambiare faccia, guardarsi allo specchio per scoprirsi ogni giorno diversa

Ci siediamo su un divanetto di pelle nera, circondati da lampadine e foto degli artisti che hanno suonato qui negli anni.

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PH. Sebastiano Bongi Tomà per The Cage Theatre

Ci siamo conosciuti nel 2021 all’OLTRETUTTO Let’s di Castelfranco di Sotto. Cos’è cambiato da quel momento ad oggi, Fogg?

È cambiato un po’ tutto e un po’ niente. Ci sono stati tanti concerti, tanta musica, tante cose e idee nuove. Un po’ di nuova scrittura, di ricerca, di ascolti diversi. Allo stesso tempo non è cambiato quasi niente, visto che ci sono sempre io che vado in giro a suonare e a fare le cose che più mi piacciono.

… con la tua musica elettronica e il tuo sax. Una combinazione tanto strana quanto affascinante, che è ormai diventata la tua cifra stilistica.

Esatto sì. Il Sax è il mio strumento d’elezione. Io arrivo dal mondo della musica classica e ho studiato Sax, sono partito da lì.

Mi è sempre comunque piaciuto fare un po’ di ricerca e approfondire tutto ciò che musicalmente non mi appartiene. Così mi sono molto appassionato a tutta la parte elettronica dei computer, dei controller e del mondo sintetico.

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PH. Sebastiano Bongi Tomà per The Cage Theatre

Finché non sei arrivato a suonare al Cage Theatre di Livorno questa sera. Come descriveresti l’emozione di essere in un club così?

Sono venuto spesso qui al Cage negli anni passati con i miei amici: ho visto da spettatore pagante artisti come Cosmo, Calcutta, i Verdena

A questo giro essere sul palco – per uno come me, abituato a toccare palchi di dimensioni medio-piccole – è una “bella botta”. Sono molto contento, ti dico la verità, sono felice di averla vissuta bene.

Come ti è sembrato il pubblico del Cage questa sera, in apertura a Erio?

Mi è sembrato lo stesso pubblico di FOGG. Credo ci siano persone interessate che ascoltano, persone che non utilizzano la musica soltanto per fare qualcos’altro, ma che sono appassionati di questo grande mondo.

Direi quindi un pubblico attento, un pubblico che magari può aver trovato un artista in più, questo è ciò che spero fondamentalmente.

PH. Sebastiano Bongi Tomà per The Cage Theatre

Hai avuto modo anche di esibirti con Peccato, un singolo in cui affronti il tema della perdita, di qualunque genere essa sia. Ci racconti la genesi di questa canzone?

Peccato è stato un brano che ho scritto in modo molto veloce, mi ha subito convinto nel mio piccolo, nel mio delirio di scrittura. Inizialmente aveva un vestito differente, un arrangiamento fatto di pianoforte e voce per fare in modo che restasse attaccato all’immediatezza di quando è stato scritto, alla sua istintualità.

Successivamente, dopo essermi confrontato con il mio produttore e con Davide dei Subsonica, incontrato casualmente al Reset Festival, Peccato ha assunto una nuova immagine. Abbiamo ascoltato altri sassofonisti e abbiamo deciso di togliere il vestito un po’ tradizionale del pianoforte e di raccontare una versione più vicina al Sax, con grandi riverberi.

Ovviamente la versione con il pianoforte la porto ai concerti e penso che funzioni (ride, ndr).

E che fine hanno fatto i tuoi inediti che abbiamo ascoltato al Let’s Festival due anni fa e che stai portando in questi mesi in giro per i club?

Le canzoni sono ancora inedite e non pubblicate perché attualmente non mi sto concentrando tanto nella pubblicazione, quanto nell’andare a suonare dal vivo.

Io sono molto affezionato ai live, alla musica dal vivo, alla materialità e alla quotidianità di andare a suonare. Mi piacciono il backstage, il palco, il soundcheck, il contatto con le persone. Nel frattempo poi è avvenuta la comunione con Pulp Dischi, quindi il tempo si è un po’ dilatato in modo da strutturare e organizzare tutte le uscite coerentemente.

Sono molto contento di questa realtà, anche perchè si è proprio creato un team intorno a FOGG: Leonardo dell’Etichetta, Atelier Vago che si occupa delle grafiche, i ragazzi del Videoclip… insomma c’è tutto un universo di persone che orbita intorno a me, mi scalda il cuore e mi fa capire che non sono solo a fare la mia musica.

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OLTRETUTTO Let’s – Festival di Castelfranco di Sotto – PH. Guglielmo Meucci

Parlando di video e di grafiche è impossibile non chiamare in causa i visual dietro di te durante le tue esibizioni sul palco. Perchè la scelta di un uomo che nuota sott’acqua?

Si tratta di brani che ho selezionato personalmente, riguardano diversi apneisti (non è sempre la stessa persona). Sono apneisti che si ritrovano da soli, immersi, in movimento, ma allo stesso tempo statici, privi di gravità in un fluido liquido.

Che poi, pensandoci bene, anche il disco è molto liquido, si intitola proprio Apnea. Mi è sempre piaciuto il concetto di essere senza gravità, di galleggiare e di fluttuare. Secondo me è un po’ il filo conduttore di tutti i brani.

PH. Sebastiano Bongi Tomà per The Cage Theatre

Un fil rouge, dunque, che unisce tutte le canzoni del tuo prossimo album. A questo proposito puoi raccontarci qualcosa di più su Apnea?

È stato un un lavoro molto lungo, davvero bello e profondo. Ogni aspetto è stato estremamente pensato… anche un po’ troppo per certi versi, se vogliamo.

Soprattutto però mi ha permesso di sbizzarrirmi con i vari musicisti e strumenti, dentro c’è di tutto: abbiamo Danny Bronzini alla chitarra elettrica, abbiamo Piero Perelli alla batteria, il basso elettrico, un pianoforte, l’organo. C’è un orchestra intera e reale che abbiamo registrato a Roma con circa 30 elementi, tra cui i corni francesi, una corista, i miei sax. Insomma, davvero una cosa seria.

Un universo di cose che mi ha permesso di togliermi parecchi sassolini dalla scarpa e di spaziare. Questo anche grazie al mio produttore Andrea Ciacchini dello Studio di Lari.

Spero di non rovinare la bella serata con questi tre suoni del c***o.

Ci auguriamo che in Apnea ci sia anche l’ultimo brano con cui in genere chiudi i tuoi concerti, di cui – off the records – hai già svelato il titolo. Lo sentiremo presto?

Ha un nome, non ancora ufficialmente però. Il brano a cui ti riferisci è quello con cui io sdrammatizzo un po’ tutto il lato colto di Fogg. Avevo anche bisogno di fare qualcosa che fosse più divertente e diretto, senza esagerare, senza prendersi mai troppo sul serio. Il singolo uscirà a brevissimo, questione di settimane.

Non ci resta che aspettare. Buona musica, Fogg!


Il tour di Fogg prosegue: (date in aggiornamento)

23 Marzo – Missiva – Cascina

1 Aprile – Trinità – Genova


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