UAU Crime

Il Male Assoluto.

Diamo avvio al terzo frammento di questa storia: l’approfondimento sul caso Diavoli della bassa modenese che grazie anche alla pubblicazione di “Io, bambino zero” ha scosso l’opinione pubblica e attirato l’attenzione dei media nazionali. Questo libro, scritto con una prosa incisiva e toccante, svela dettagli inquietanti su una vicenda che ha lasciato cicatrici profonde nella comunità locale, quella della Bassa Modenese.

La figura del “bambino zero” emerge come un simbolo enigmatico, un punto di partenza per comprendere la rete di segreti e silenzi che hanno avvolto il caso. Quando l’inchiesta si allarga, le parole dei bambini non rimangono isolate in un caso personale: si moltiplicano, si intrecciano, coinvolgono altre famiglie. Dalle sedute con psicologi e assistenti sociali emergono racconti che, per chi li legge allora, appaiono terrificanti.

Non solo il “bambino zero”

Non solo il “bambino zero”, altri minori parlano di messe nere nei cimiteri, di riti satanici celebrati di notte, di boschi isolati e luoghi segreti. Alcuni racconti arrivano a descrivere sacrifici di animali, violenze rituali e, nelle versioni più estreme, sacrifici umani. In questi racconti, le violenze sessuali, i riti macabri e gli abusi sono collegati a figure adulte la cui presenza non dovrebbe esistere.

Tra i nomi che compaiono negli atti dell’inchiesta c’è quello del sacerdote don Giorgio Govoni, figura di riferimento nelle parrocchie della zona, accusato — secondo quanto emerso all’epoca — di essere a conoscenza o di avere partecipato a questi presunti riti. L’accusa colpisce profondamente la comunità: un parroco coinvolto in abusi satanici è uno dei simboli più inquietanti che si possano evocare in un contesto di provincia.

Accanto al “bambino zero” finisce sotto indagine anche la famiglia Covezzi: Delfino Covezzi e Lorena Morselli, con i loro quattro figli, vivono a Massa Finalese e vengono improvvisamente travolti dall’inchiesta. La mattina del 12 novembre 1998, le forze dell’ordine bussano alla loro porta e portano via i quattro bambini, tra i 3 e gli 11 anni, con l’accusa — formulata nelle indagini di quei mesi — di abusi sessuali e di omessa vigilanza, aggravata dal sospetto di legami con i presunti riti satanici. I bambini vengono allontanati e collocati in affidi o comunità.

La pressione su quel nucleo familiare è terribile. In quel clima di paura e isolamento, Lorena decide di fuggire in Francia per partorire il quinto figlio, temendo che anche quel bambino le venga sottratto. È una scelta estrema: lascia il paese e la propria vita per proteggere almeno una vita innocente, dopo che i suoi quattro figli sono stati allontanati e non le sono mai più stati restituiti.

Queste storie non restano voci di paese o racconti da bar. Diventano atti ufficiali, relazioni firmate da psicologi e assistenti sociali che finiscono sui tavoli dei magistrati.

Gli allontanamenti si moltiplicano, le accuse si intrecciano e si costruisce intorno alla Bassa modenese l’idea di una setta satanica organizzata, capace di coinvolgere famiglie intere, adulti insospettabili e persino un sacerdote. È su queste basi — racconti, verbali, denunce e testimonianze — che nel 1997–1998 la Procura apre formalmente l’inchiesta giudiziaria che farà parlare l’Italia intera.

Se tutto questo fosse stato vero, nessuna misura sarebbe stata eccessiva.
Ma è proprio da qui che, anni dopo, inizieranno a emergere le crepe nell’impianto accusatorio.

Sending
User Review
0 (0 votes)